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Evasione fiscale: rischio per tutti

Il commercialista che trae vantaggio dall’evasione fiscale del cliente, paga di tasca sua.
La Corte di Cassazione, infatti, con la sentenza n. 39239 del 28.10.11, ha convalidato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del conto corrente bancario di un professionista accusato di un reato (corruzione) perpetrato per far risparmiare imposte ad un’azienda. Ciò anche a prescindere da una verifica in merito alla successiva ripartizione del profitto derivante dall’evasione.
Probabilmente, in casi come questo, il vero rischio per un professionista risiede nell’applicazione preventiva della confisca, e nell’impossibilità di accedere al proprio conto corrente bancario per un periodo presumibilmente molto lungo, dati i tempi della nostra giustizia.

Assicurazione RC professionale obbligatoria

Tra le novità introdotte dalle nuove misure economiche assume un certo rilievo l’obbligo per i professionisti (es. avvocati, commercialisti, medici, etc.) di assicurare la loro responsabilità in caso di errori che provochino danni ai rispettivi clienti.
La stampa ha gia’ iniziato a valorizzare l’utilità di questo provvedimento che pare, peraltro, dettato dal buon senso.
Le Associazioni di consumatori sono favorevoli e anche i vari Ordini professionali hanno generalmente condiviso l’iniziativa.
Tutti d’accordo, dunque.
Gli unici a non essersi espressi sull’argomento sono gli assicuratori, quelli cioè che il rischio lo devono assumere e devono pagare i sinistri. Sinistri che, da molto tempo, sono sempre più frequenti e economicamente più onerosi in questo campo. Al punto che numerose compagnie la responsabilità civile professionale non la assicurano più da anni. E quelle che la assicurano limitano spesso la copertura al punto da renderla risibile. Ad esempio, nella polizza rc del medico assicurano per cinquecento mila euro i danni di natura materiale (es. la necessita di ripetere un intervento chirurgico per un errore durante il primo intervento o le lesioni invalidanti di organi interni) e per cinquanta mila quelli immateriali (es. la conseguente impossibilita’ del paziente di lavorare, per un determinato periodo di tempo o per sempre).
Temo che si stiano facendo i conti senza l’oste e che, nei prossimi mesi, ne vedremo delle belle.

Economia immateriale e rischi informatici

Hacker sempre più diabolici!
Secondo un rapporto pubblicato oggi da Il Sole 24 Ore, gli attacchi ai sistemi informatici delle imprese italiane si stanno moltiplicando, con ben 15.000 server violati dall’inizio dell’anno.
Si tratta per lo più di spionaggio industriale, ma non mancano reati più comuni connessi alla gestione di denaro via Internet.
E il fenomeno e’ anche più diffuso all’estero, dove si registrano attacchi a sistemi informatici di multinazionali (es. VISA, Sony, Citigroup) ma anche di istituzioni (es. Governo turco, Fondo monetario internazionale, Polizia spagnola).
Difronte a questa minaccia le P.M.I. italiane sembrano abbastanza impreparate. Naturalmente, la soluzione al problema sembra scontata: basta proteggersi meglio.
Ma che cosa significa “proteggersi meglio”? Adottare strumenti informatici più sofisticati, talmente complessi da risultare accessibili e monitorabili solo dai tecnici che li hanno progettati? E questi specialisti chi li controlla? Chi può garantire che gli stessi programmatori che accedono ai nostri sistemi, acquisendo un potere enorme dovuto al loro surplus cognitivo, non cedano a tentazioni poco deontologiche?
Ma anche a prescindere da comportamenti devianti, chi può garantire l’inviolabilità di un sistema, considerata la rapidità con cui le competenze informatiche progrediscono, rendendo obsoleti i migliori strumenti di protezione applicati poco tempo prima?
Probabilmente, non e’ sul risultato “informatico” che bisogna puntare, secondo un’ottica di risk management.
Meglio, invece, interrogarsi sui processi che consentono di evitare il danno da cyber intrusione. Ad esempio: non sarebbe meglio affidare la trasmissione di informazioni rilevantissime ad un tradizionalissimo commesso viaggiatore anziché ad una e-mail? Oppure: non potrebbe essere preferibile evitare di connettere ad una rete il computer utilizzato per nuovi progetti o formule varie? E via così.
Paradossalmente, la dematerializzazione dell’economia potrebbe rivalutare strumenti di protezione tradizionali, che diventano più sicuri proprio perché rispondono a logiche più materiali e poco interdipendenti dalla prima. E perciò meno soggetti ad interferenze esterne favorite dalla natura stessa di una rete.
Insomma, si tratterebbe di neutralizzare i pericoli della rete facendo meno rete (almeno nelle situazioni più a rischio), e di non escludere a priori un processo più “materiale” solo perché più costoso.

Antitrust e polizze per la sanità

“Multe complessive di oltre 13 milioni di euro a tre compagnie assicurative e a un’agenzia plurimandataria per intesa restrittiva della concorrenza nel settore della copertura della responsabilità civile nella sanità della Campania. Lo ha deciso l’Antitrust che, nella riunione del 28 settembre 2011, ha sanzionato le imprese Gerling, Faro, Navale e l’agenzia plurimandataria Primogest per avere attuato dal 2003 alla fine del 2008 un’unica e complessa intesa per spartirsi le varie procedure di affidamento di servizi assicurativi rami Responsabilità Civile Terzi (RCT) e Responsabilità Civile Operatori (RCO), decise da Aziende sanitarie locali e aziende ospedaliere campane.” (comunicato stampa Antitrust, 03.10.2011)

Il malcostume sanzionato dall’Antitrust non e’ una novità.
Non si potrebbe cercare di arginare il fenomeno obbligando gli enti pubblici a coinvolgere nelle commissioni di gara soggetti terzi e indipendenti che si facciano garanti della regolarità non solo formale ma anche sostanziale della procedura? Anziché affidare la supervisione, come quasi sempre accade, ad un intermediario assicurativo, ad un soggetto cioè abilitato a percepire provvigioni dalle compagnie interessate all’affare?

Obbligo assicurativo INAIL per gli stagisti.

I soggetti promotori di tirocini sono obbligati ad assicurare gli stagisti presso l’Inail.
Lo stabilisce l’Inail con la nota n. 6295 del 23.09.11.
La circolare conferma il contenuto del DM 142 del 25.03.98 (attuativo della legge n. 196/1997, art. 18) che prevede, in aggiunta, l’obbligo in capo al soggetto promotore di assicurare i tirocinanti anche per la loro responsabilità civile verso terzi presso idonea compagnia di assicurazione.

Clausole vessatorie nel contratto di assicurazione

Le clausole vessatorie sono quelle che determinano un significativo squilibrio nei rapporti tra assicuratore e assicurato, penalizzando quest’ultimo. Così, per legge, l’assicurato deve sottoscrivere per accettazione, in calce alla polizza, sia le condizioni “non vessatorie” sia quelle vessatorie, con una doppia firma.
Dal momento che le condizioni contrattuali sono sempre piuttosto ambigue nel loro contenuto, l’assicurato tende a considerarsi quasi sempre vessato, e, in caso di contenzioso, prova ad impugnarle. A questo punto, numerosi assicuratori, a loro volta dubbiosi circa il grado di vessatorieta’ delle loro polizze, che cosa fanno? Fanno apporre la seconda firma dell’assicurato (quella con la quale accetta le condizioni vessatorie) sotto l’elenco di tutte le condizioni contrattuali, generali e particolari. Così non ci si pensa più! L’assicurato dichiara che qualunque clausola, anche la più assurda, gli sta bene.
Ma si può andare avanti così? E con tutte le arie che si danno!
C’è poco da fare, il terzomondismo assicurativo imperversa.

Quanto costa il pessimismo mediatico.

Parlare male dell’economia italiana e’ diventato lo sport preferito da molti.
Lo e’ per chi coglie l’occasione per sfottere i nostri governanti. Lo e’ anche per chi, per ragioni puerilmente ideologiche, non vede l’ora di dimostrare che il mondo andava meglio una volta, quando si stava peggio.
Lo e’ perfino per chi non ha nulla da dire, e ricorre volentieri ai soliti luoghi comuni.
Poi c’è chi sui problemi economici dell’Italia ci guadagna qualcosa, fondando programmi televisivi e campagne stampa (generosamente sponsorizzati) sulla naturale preoccupazione degli italiani. Quando i vari talk show trattano problemi rilevanti di natura economica l’audience sale; al contrario, scende se il problema economico e’ minore o e’ di natura differente. E allora avanti con il catastrofismo economico!
Intanto le notizie positive non passano. Nel primo semestre 2011 l’export italiano e’ cresciuto complessivamente del 16,2% rispetto al primo semestre 2010 (fonte: Il sole 24 ore del 17.09.11); un risultato eccezionale. Abbiamo fatto meglio di tutti gli altri Paesi europei, Germania compresa (+14,7%). Un risultato straordinario che, oltre a conferire prestigio immediato all’Italia, pone le premesse per un miglioramento futuro della nostra economia.
Perché nessuno ne parla? Perché per gli uni non e’ “ideologicamente corretto” e per gli altri e’ una notizia che “non si vende bene”.
Non c’è dubbio che la nostra economia di problemi ne ha parecchi. Ma continuare tutti insieme con questa forma di svalutazione mediatica un po’ autolesionistica credo non faccia altro che peggiorare la situazione, in termini di sfiducia interna (minori consumi) ed esterna (minori investimenti stranieri).
Peccato sia difficile quantificare il prezzo di questo conformismo pessimista.