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Borsa Assicurativa: osservatorio sui costi assicurativi

Assorim ha costituito al proprio interno un osservatorio permanente, denominato BORSA ASSICURATIVA, che ha lo scopo di monitorare l’andamento del costo dei prodotti assicurativi fornendo alle imprese un utile strumento per la verifica dei premi da esse sostenuti.
L’osservatorio  viene alimentato dalle rilevazioni fatte sul campo, presso le aziende clienti, dal network di consulenti aderenti ad Assorim e contiene informazioni relative ai tassi lordi applicati ai vari prodotti assicurativi nei vari Rami e classificate per dimensione dell’impresa, settore di appartenenza, localizzazione geografica, parametro di calcolo del premio.

Dalle prime rilevazioni sono emersi alcuni spunti interessanti, in particolare per quanto riguarda i tassi applicati alla polizza di Responsabilità Civile da Prodotto Difettoso.

Per tale polizza (esclusi USA e Canada) una piccola impresa metalmeccanica del nord-est infatti potrebbe ritrovarsi a pagare un tasso lordo, calcolato sul fatturato, compreso in una forbice che va dallo 0,30 per mille fino al 3,6 per mille, cioè oltre 10 volte il minimo rilevato. E questo a parità di massimale assicurato. Anche in altri settori, ad esempio quello delle materie plastiche, le differenze possono essere sensibili. Si va da un minimo dello 0,20 per mille fino ad un massimo dello 0,50 per mille.
Se poi osserviamo le polizze dedicate ai prodotti distribuiti direttamente in USA e Canada i tassi salgono e sono compresi tra un 3 per mille fino a un 24,45 per mille.

E’ quindi importante che le imprese valutino attentamente il proprio processo di acquisto delle polizze assicurative. Fermarsi al primo preventivo, non attivare un processo di selezione dell’offerta assicurativa che metta realmente in competizione e in concorrenza le compagnie può avere un costo molto elevato e in certi casi non giustificato.

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Terremoto in Emilia e assicurazione

Il terremoto in Emilia ha prodotto la devastazione tipica di simili eventi: morte, distruzione e tanta paura.
Superato (speriamo) il panico iniziale, e sinceramente compiante le vittime con i loro familiari, bisogna ora fare il conto dei danni, materiali e immateriali. E cercare di reperire le risorse finanziarie per la ricostruzione.
In un momento economico di particolare difficoltà come quello che le imprese stavano vivendo gia’ prima del terremoto, e’ facile prevedere che siano pochissime le aziende colpite dal sisma in grado di autofinanziarsi o di ricorrere al credito. Dunque, rimangono due possibilità: gli aiuti statali e le polizze di assicurazione.
Sui primi regna ancora l’incertezza più assoluta: non si sa se lo Stato pagherà, quanto pagherà e quando.
Così e’ inevitabile che gli imprenditori si concentrino su di una lettura approfondita delle loro polizze di assicurazione, nella speranza di un equo indennizzo. E le sorprese potrebbero essere piuttosto spiacevoli. Le garanzie contro il rischio di terremoto esistono da sempre, ma le stesse compagnie disposte a concederle (quasi tutte) tendono tradizionalmente a scoraggiarne l’acquisto. Così, grazie anche alla cialtronaggine di numerosi intermediari assicurativi abituati a “menare l’asino dove dice il padrone” (cioè a fare ciò che le compagnie che gli pagano le provvigioni gli intimano di fare, e ciò vale per tutti, Agenti e Broker) molte imprese scoprono solo ora o di non essere assicurate o di aver assicurato al massimo il 50% del valore dei beni (fabbricati e macchinari). Teniamo presente che per i danni da terremoto il
mercato assicurativo arriva (ovviamente dietro pressante richiesta) ad assicurare il 70%/80% del valore dei beni, e un 20% in più fa una grossa differenza in casi del genere.
Non parliamo, poi, dei danni immateriali indiretti, cioè il fermo di attività conseguente al terremoto. Anche questo tipo di danno c’è da scommettersi che sia poco assicurato, soprattutto per la complessità dei relativi prodotti, sovente poco chiari nei contenuti agli intermediari assicurativi stessi.
Comunque, staremo a vedere. A vedere, soprattutto, se l’offerta di prodotti effettuata dall’intermediario al suo cliente risulta adeguata, come la legge richiede (vedasi Codice delle assicurazioni e Regolamenti attuativi Isvap), o meno.

RCA: a volte e’ meglio tacere

Assicurato RCA con AXA. Assenza di sinistri da tempo immemorabile. Tariffa bonus/malus in classe di merito 1, la migliore.
All’approssimarsi della data di scadenza del contratto, la compagnia trasmette all’assicurato l’attestato dello stato di rischio. Contestualmente, allega un volantino pubblicitario così intitolato: “Per i prossimi 12 mesi il suo premio RCAuto e’ BLOCCATO”. Poi prosegue valorizzando il fatto che la compagnia si e’ “impegnata” a non aumentare il premio per la nuova annualità, quasi come se stesse facendo un piacere al cliente!
Ma il piacere qual’e’? E’ ovvio che se non ci sono stati sinistri non c’è motivo di aumentare il premio. Anzi, in base alle regole evolutive previste dalla tariffa bonus/malus, il premio si dovrebbe ridurre!
A volte, anziché continuare a trattare gli assicurati come dei perfetti sprovveduti, sarebbe meglio tacere.

Contrassegni RCAuto dematerializzati

Addio al contrassegno RCA. Il tradizionale quadratino giallo pallido apposto sul parabrezza sta per essere sostituito con un “contrassegno virtuale”.
La legge n. 27/2012 (di conversione del Decreto n. 1/2012, c.d. Decreto liberalizzazioni), al fine di contrastare le frodi assicurative nella RCA (contraffazione dei contrassegni), ha reso obbligatoria la graduale sostituzione dei contrassegni cartacei con sistemi di controllo elettronici o telematici. In sostanza, l’adempimento dell’obbligo assicurativo nella RCAuto (pagamento del premio a compagnia autorizzata) verra’ verificato a distanza mediante dispositivi fotografici o video che rileveranno tutte le targhe dei veicoli in transito e attiveranno automaticamente un controllo incrociato attraverso le banche dati di compagnie, motorizzazione civile e ACI. Tutto ciò servirà, naturalmente, anche a monitorare lo stato del veicolo (revisione).
Non e’ ancora chiaro, invece, come farà il danneggiato ad identificare l’assicuratore del responsabile in caso di incidente.
Entro il 25 settembre 2012 un regolamento interministeriale dovrà specificare le caratteristiche tecniche dei sistemi elettronici di controllo e il termine temporale (non superiore a due anni) entro il quale le compagnie dovranno adeguare i loro processi.
Considerando che l’informatizzazione di processi molto più semplici sta gia’ creando non pochi problemi agli assicuratori, c’è da chiedersi come faranno, in tempi relativamente brevi, ad impostare e gestire un sistema così innovativo e complesso.

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Eventi atmosferici: quale assicurazione?

I danni conseguenti ad eventi atmosferici gravi non sono una novità.
Tra alluvioni, nubifragi e terremoti che flagellano periodicamente il Paese non resta che augurarsi la fortuna di scamparla. Anche perché gli effetti sono devastanti, in termini di perdite patrimoniali e, purtroppo, di vite umane.
E’ inevitabile, in un contesto del genere, pensare all’assicurazione quale forma di tutela in caso di danni subiti da fabbricati, arredi e impianti. E le garanzie assicurative ci sono; ma non servono quasi a nulla!
Gia’ parecchi anni fa, la ripetitività degli eventi naturali sopra menzionati e la loro intensità avevano indotto gli assicuratori a ridurre sensibilmente il limite di indennizzo per ciascun rischio, che ora si attesta attorno al 40% del valore dei beni relativamente a inondazioni e alluvioni, e al 30/50% per il terremoto.
Ma, più recentemente, alcune compagnie hanno introdotto ulteriori vincoli. Infatti, subordinano l’efficacia delle coperture all’accertamento della non ripetitività degli eventi naturali garantiti, nell’area geografica in cui si trova il bene assicurato, nell’arco temporale di venti anni. In sostanza, se si verifica un allagamento (o un terremoto o un’alluvione, etc.) e si scopre che un evento analogo era gia’ capitato nella stessa zona meno di vent’anni prima, il sinistro non viene indennizzato, anche se in polizza e’ prevista una garanzia dedicata a quel rischio.
Quindi, tra massimali irrisori e vincoli temporali, e’ molto probabile che rimanga a carico dello sfortunato assicurato buona parte del danno economico provocato dal fenomeno atmosferico grave (oltre a quello conseguente al premio assicurativo pagato inutilmente magari per molti anni).
Ma gli assicuratori, non farebbero una migliore figura evitando di assicurare questi rischi, evidentemente poco graditi? O, almeno, non potrebbero evidenziare in polizza a caratteri cubitali questi limiti della copertura? Anche per evitare di creare aspettative che, non venendo quasi mai rispettate, generano automaticamente un contenzioso legale lungo e costoso.

Protesi mammarie cancerogene

Il Ministero della sanità sta indagando sulla distribuzione in Italia di 5.000 protesi mammarie fabbricate in Francia e potenzialmente nocive per la salute. Il difetto sarebbe imputabile al tipo di materiale utilizzato, concepito per un utilizzo industriale e non idoneo ad essere impiantato nel corpo umano perché cancerogeno (fonte TG1 on line, 21.12.11).
La situazione e’ complicata ulteriormente dal fatto che numerose donne potrebbero ignorare la provenienza della loro protesi e non attivarsi rapidamente per la sostituzione.
Certamente, le richieste di risarcimento a carico del produttore saranno numerose e ingenti.
Inoltre, sorprende la superficialità di chi avrebbe dovuto verificare preventivamente l’idoneità del prodotto all’uso cui era destinato. Anche questo soggetto non e’ meno responsabile del produttore.
Chissà se si saranno assicurati contro questi rischi (danni fisici, interruzione di attività, spese di espianto/ritiro del prodotto, danni patrimoniali puri subiti dal cliente, danni ai tessuti circostanti, etc.) per garantire almeno un equo risarcimento ai danneggiati?