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Protocollo tra Broker e Risk Manager

6 febbraio 2011

Ferma (Federazione europea delle Associazioni di Risk Manager) e Bipar (Federazione europea intermediari) hanno siglato un protocollo d’intesa finalizzato a favorire la trasparenza nell’attività di intermediazione assicurativa. In particolare, i Broker devono comunicare ai Risk Manager l’entità dei compensi che percepiscono dagli assicuratori e informarli circa eventuali conflitti di interessi che possano compromettere la correttezza delle operazioni intermediative.

Questo accordo pare piuttosto singolare sotto vari profili:

  1. come si fa a pretendere che un intermediario comunichi quanto guadagna? Che senso ha? Questi sono affari suoi. E come si fa a verificare se i numeri comunicati sono veri?
  2. l’accordo non è vincolante per le parti. Ciò significa che l’intermediario non è tenuto a rispettarlo. E’ ovvio che se qualcuno deve nascondere qualcosa può, in questo modo, sfuggire
    facilmente ai controlli. In ogni caso, si “raccomanda” di adottare il protocollo. Ma esiste ancora qualche sprovveduto che crede veramente che una “raccomandazione” abbia forza cogente e possa prevalere sulle solite logiche di budget?
  3. inoltre questa informativa va rilasciata non ad un soggetto terzo (es. un’Autorità pubblica di vigilanza) ma al cliente (Risk Manager). Così se il cliente piglia la mazzetta dal Broker (anche sotto forma di più pudichi omaggi, vacanze esotiche per tutta la famiglia, alberghi e ristoranti pagati in occasioni poco formali nelle più importanti capitali straniere) siamo sicuri che non emergerà alcun problema di trasparenza o di conflitto di interessi.

Ma Ferma e Bipar non hanno niente di meglio da fare? Non potevano, ad esempio, affrontare più urgenti problemi come la necessità di riqualificare entrambe le professioni? Per gli intermediari la legge italiana prevede un percorso formativo obbligatorio ma ridicolo. 30 ore di formazione annuali che possono essere svolte anche in videoconferenza o in autoapprendimento (auguri!). Per i Risk Manager, invece, non c’è nessun obbligo formativo (perchè non sono intermediari). Con il rischio che chi vende le polizze non sappia che cosa vende, e chi le compra non sappia che cosa compra. Oppure dibattere su quali nuove strategie adottare per persuadere le Compagnie ad assicurare decentemente i rischi catastrofali (terremoto e alluvioni) delle PMI o dei privati?

Tanto più che le due Associazioni pare abbiano lavorato duramente al protocollo per oltre un anno! Speriamo che almeno si siano divertiti nelle sicuramente numerose occasioni di svago a margine dei lavori. Così non sarà stato tempo completamente perso. Magari potrebbe essere interessante verificare quanto è costato il tutto, in termini di rimborsi spese per trasferte, vitto, alloggio, etc. Ma questi sono problemi dei rispettivi associati.

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From → Assicurazione

5 commenti
  1. Fanny permalink

    Mi chiedo se l’Italia abbia la seria intenzione di crescere culturalmente. Lavorare in un paese che sopravvive esclusivamente di intrecci e giochetti economici e di relazioni non strutturate ma “raccomandate” é molto stancante e squalificante nei confronti degli altri paesi. Come contraddire un professionista straniero che ho conosciuto di recente e che ci definisce “casinisti”. Ma come sempre rimbocchiamoci le maniche e cerchiamo di fare la differenza!

  2. Il fatto è che Ferma e Bipar sono organismi internazionali. Ci si aspetterebbe qualcosa in più.
    Invece no.

    Quanto al fatto di rimboccarsi le maniche, hai ragione tu. Ma per farlo bisogna averne voglia e la capacità di farlo. E questo non lo si può dare per scontato, secondo me.

  3. Bruno permalink

    Caro Filippo, concordo con te su quasi tutto, meno che sul punto 1.
    Le cose , a mio parere, veramente stonate sono: che l’accordo non è vincolante e quindi finirà a “tarallucci e vino”, che deve comunicalo al Risk manager e non anche al cliente (vero) e che il broker non deve dichiarare (stando a quello che ho letto) le provvigioni sulle polizze degli altri preventivi (mi pare che debba obbligatoriamente presentare almeno 3 preventivi), altrimenti che l’intermediario comunichi al cliente (vero) le provvigioni in teoria è una buona cosa: dovrebbe servire ad evidenziare un eventuale conflitto di interessi…..

  4. Francesco Scroffa permalink

    Da tempo nelle polizze e quietanze di rinnovo R.C.auto viene indicato in percentuale ed in cifra quanto le agenzie percepiscono sugli incassi; forse quanto stabilito nel protocollo di intesa fra Ferma e Bipar fa in qualche modo riferimento a quanto sopra.
    Ma a cosa serve? Agisce a posteriori: il compenso infatti è scritto sulla polizza/quietanza, quindi a decisione già presa; e per una valutazione equa dovrebbero essere dichiarati anche i costi sostenuti nell’intermediazione.

    Certamente che i tanti e veri problemi della categoria non si risolvono dichiarando i guadagni di intermediazione.
    L’impegno continuo dovrebbe essere prima di tutto la formazione professionale, ma salvo lodevoli eccezioni, anche in questo campo è “buio fitto”
    Basta partecipare a qualche corso o qualche workshop per rendersi conto (ripeto, salvo eccezioni) che sono organizzati soltanto per assolvere a obblighi di leggi e regolamenti.
    Ancora una volta l’unica certificazione che vale (al di la del biglietto da visita sbandierato) è quella che ognuno acquisisce con il proprio lavoro, e per fortuna, più volte viene riconosciuta dal Cliente.

    .

  5. Filippo Bonazzi permalink

    Mi viene in mente una polemica di qualche anno fa sulle extraprovvigioni che venivano riconosciute ad un broker per la quantità di premi complessivamente intermediati in un anno. In sostanza il broker percepiva sia le provvigioni sulla singola polizza venduta sia un premio di produzione di fine anno. Se le cose stanno così, per verificare i guadagni effettivi bisognerebbe sindacare sia sulle provvigioni sia su tutte le ulteriori forme di remunerazione.
    Mi pare davvero una strada poco praticabile.

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