Skip to content

Competenza tecnica assicurativa: cui prodest?

16 gennaio 2011

Da sempre gli Agenti di assicurazione lamentano una scarsa attenzione da parte delle direzioni delle rispettive mandanti alla loro qualificazione professionale. In particolare, rivendicano l’importanza del loro ruolo nei risultati conseguiti dalle compagnie in termini di raccolta premi. Parrebbe, cioè, che senza di loro le cose andrebbero peggio nell’industria assicurativa. Esprimono quindi un certo disappunto quando le direzioni si mostrano poco sensibili alle richieste di incremento delle aliquote provvigionali, alle istanze di plurimandato, al valorizzazione dell’intermediario professionista, etc.

Nel 2010 Poste Vita si è aggiudicata, per il terzo anno consecutivo, il prestigioso premio “World Finance Insurance Award” come miglior compagnia italiana.

Questa la motivazione: “per la capacità di fornire prodotti semplici e adeguati alle esigenze dei clienti, la volontà di ascoltare e comunicare con loro e, infine, per il bassissimo numero di reclami presentati alla compagnia”.

La notizia fa colpo per due ragioni.

Innanzitutto, stiamo parlando di una compagnia che, benchè operativa da vari anni, non può certo vantare il blasone e l’esperienza di altre importanti imprese di assicurazione italiane. Questo risultato, pertanto, fa doppiamente onore a Poste Vita che ha dimostrato, con i fatti, di aver attivato in poco tempo una strategia e un’organizzazione specialiastica di qualità elevata.

In secondo luogo, risultati così eclatanti sono stati conseguiti nonostante la competenza tecnica degli addetti postali alla vendita di prodotti assicurativi, almeno secondo quanto sostengono i loro concorrenti tradizionali (Agenti), non sia sempre marcata. Benchè le Poste investano sistematicamente nella formazione assicurativa del personale, è plausibile che venditori dedicati contestualmente alla distribuzione di una molteplicità di prodotti finanziari, bancari e assicurativi (come nel caso delle Poste) non maturino facilmente lo stesso grado di competenza di chi si occupa solo di assicurazioni da sempre. Però le polizze le vendono e, sembra, piuttosto bene secondo i dati disponibili.

Allora, forse le competenze tecniche non sono poi così importanti nella distribuzione di prodotti assicurativi e le rimostranze espresse dagli Agenti verso le loro mandanti peccano un pò di ingenuità e di un approccio nostalgico alle relazioni professionali che non aiutano la comprensione del cambiamento in atto nei processi di generazione di valore attraverso l’intermediazione.

Annunci

From → Uncategorized

2 commenti
  1. Gianfranco de Zuccato permalink

    Faccio modestamente osservare che si scrive: “cui prodest” (a chi giova?) e non “qui prodest”.

  2. Filippo Bonazzi permalink

    Ha perfettamente ragione. La locuzione corretta e’ “cui prodest”. In realtà, per “sdrammatizzare” un po’ il mio commento avevo pensato di richiamare un tormentone ideato alcuni anni fa da Gene Gnocchi in un programma che mi pare si chiamasse “L’Emilio”, nel quale il meno che maccaronico “qui prodest” veniva invocato ripetutamente quale supporto alla satira. E con l’accento sulla “i”. Ha fatto bene a segnalarlo, comunque.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: