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Classe media a rischio

10 ottobre 2010

Un interessante articolo di Valerio Castronovo apparso su Il Sole 24 Ore di sabato 9 ottobre si focalizza sul processo di impoverimento della classe media italiana. Secondo l’autore i “colletti bianchi” stanno affrontando una retrocessione economica verso il basso a causa della rivoluzione tecnologica in corso che ha accresciuto la loro vulnerabilità professionale, e per effetto della conversione della Lira in Euro che ha compromesso il loro potere di acquisto. L’autore completa il quadro ricordando la carenza di investimenti cronica nell’educazione che si registra nel nostro Paese e che non lascia ben sperare per un riscatto futuro.
Ritengo che, oltre a questi, anche altri due fattori abbiano concorso ad attivare il processo di impoverimento.
In primo luogo, un diffuso disinteresse tra i giovani appartenenti alla classe media verso l’affermazione professionale nel lavoro autonomo. Molti, benchè provenienti da famiglie che hanno fondato il loro benessere sullo sviluppo di un’attività d’impresa, preferiscono barattare le prospettive incerte (e faticose) di carriera e guadagni del lavoro autonomo con le garanzie rassicuranti offerte dal lavoro dipendente (spesso meno impegnativo e rischioso) nel pubblico o nel privato. Poi è chiaro che si trovano a fare i conti con uno stipendio che, oltre ad essere sempre lo stesso (con rare eccezioni), non è in grado di supportare lo stile di vita abituale con la conseguente graduale ma inesorabile erosione del risparmio familiare. Insomma, la classe media ha perso slancio, e fatica sempre più a generare nuovo valore attraverso il lavoro.
In secondo luogo, temo che il susseguirsi di crisi finanziarie registrato negli ultimi quindici anni abbia ulteriormente intaccato i capitali accumulati dalle generazioni precedenti. Proprio per l’oggettiva difficoltà di mantenere il potere d’acquisto, numerosissimi appartenenti alla classe media hanno cercato di “arrotondare” attraverso la finanza seguendo i consigli di “esperti di fiducia” appartenenti ai settori bancario e assicurativo esclusivamente interessati a collocare i loro prodotti. Quando poi i mercati finanziari crollano pochi sono disposti ad ammettere pubblicamente di averci rimesso ma, da qualche parte, le perdite ci sono.
Senza considerare le perdite “certe” in termini di costi di cui il cliente si fa carico spesso inconsapevolmente acquistando prodotti finanziari o assicurativi. Su quattro polizze Vita di tipo Index linked emesse nel 2010 da Axa Mps, Chiara Vita, Credit Agricole Vita e Poste Vita i caricamenti ammontano rispettivamente al 6,94%, 5,72%, 6,29% e 6,57% (fonte Il Sole 24 Ore Plus, 09.10.10).
In questi casi non c’è un rischio ma piuttosto la certezza di impoverimento.

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One Comment
  1. Come al solito caro Filippo hai colto con estrema precisione e al tempo stesso semplicità un tema molto importante in tempi come gli attuali dove molti giovani rinunciano a approfondire le prospettive di intraprendere una carriera professionale tanto cara alla generazione dei nostri nonni, dove diventare un serio professionista era il progetto di una vita, arduo ma fortemente voluto e cercato per colmare abissi sociali molto più ardui degli attuali. Se penso poi che nel nostro settore del risk & insurance management potrebbero trovare grandi spazi moltissimi giovani laureati grazie alla forte domanda che sta nascendo dalle aziende di ristabilire equilibrio in tutti quei settori dove a causa delle varie asimmetrie informative (non ultimo il settore del trasferimeto del rischio) stanno riducendo le loro capacità competitive.
    Dobbiamo cominciare a dare contorno a questi profili nei modi e sui mezzi più opportuni affinchè possano rapresentare opportunità per il futuro di molti bravi ragazzi.

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