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Assicurazione e fiducia

30 agosto 2010

Come è possibile che, ancora oggi, nel 2010, le relazioni tra assicurato e sistema assicurativo si fondino sulla fiducia personale? Abbiamo sonde spaziali che arrivano su Marte, compriamo telefoni che navigano su Internet e cucine computerizzate, ma ci affidiamo all’assicuratore di fiducia (amico/parente/conoscente) per l’acquisto di una polizza. Applichiamo processi sofisticati nella selezione di un televisore, imparendone a memoria le caratteristiche tecniche, e criteri medioevali nella scelta di un’assicurazione che costa molto di più e che continueremo a pagare annualmente per molto tempo. Risparmiamo il possibile sulle bollette elettriche, telefoniche e del gas, poi buttiamo un sacco di soldi in polizze di cui spesso ignoriamo il contenuto e che probabilmente non ci assicurano per i rischi che temiamo.

Il tutto in ossequio alla solita logica fiduciaria. E poi fiducia nei confronti di chi? Di soggetti che si trovano in palese conflitto di interessi con l’assicurato. Tutti gli intermediari assicurativi, siano agenti – broker – banche – Poste, se vendono una polizza guadagnano, diversamente no. E sono tutti strozzati dal budget. Impiegati di banca, postali, agenti, broker di assicurazione e loro collaboratori subiscono pressioni tali dalle compagnie di cui vendono i prodotti che sono disposti a (quasi) tutto pur di raggiungere gli obiettivi annuali di vendita.

Con quale risultato? Polizze vendute frettolosamente e spesso inadeguate a garantire all’assicurato una tutela soddisfacente. Ciò si traduce in sinistri respinti o mal pagati nelle assicurazioni Danni (es. incendio, furto, infortuni) e in continue perdite economiche al momento del riscatto di polizze Vita.

E per non parlare dell’incompetenza tecnica della maggior parte degli intermediari. A volte si ha l’impressione che non conoscano a fondo le caratteristiche dei prodotti che vendono. D’altra parte, a loro interessa esclusivamente “vendere”, non “come si vende”.

Per completare il quadro, occorre osservare che la stessa mancanza di professionalità (conseguenza del solito conflitto di interessi) è oramai indiscriminata. Cioè viene posta in essere dei confronti di qualunque tipo di cliente, privato o azienda.

Il dizionario Devoto-Oli definisce la fiducia come la “ragionevole speranza che qualcuno corrisponda alle aspettative”. Forse, in campo assicurativo (ma non solo) è giunto il momento di interrogarsi sul significato attuale dell’espressione “ragionevole speranza”.

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5 commenti
  1. Francesco Scroffa permalink

    L’assicurazione è (credo) l’unico settore economico nel quale i ricavi vengono prima dei costi, e questo vale sia per le Compagnie che per gli intermediari. Oggi si incassano i premi (e le provvigioni) domani si pagano i danni se e quando ci saranno e se saranno considerati indennizzabili.
    La quasi totalmente mancata liberalizzazione del mercato,la volontà delle compagnie di continuare ad imporre il monomandato ed il ripristino della poliennalità dei contratti contribuisce al quadro descritto.
    In più, a parziale giustificazione di coloro che “si fidano” bisogna ammettere che districarsi fra le tante e sbandierate offerte presenti sui vari mezzi di comunicazione non è semplice: occorre impegno e competenza e sopratutto in alcuni settori (in particolare l’auto)l’intermediario riesce ad offrire condizioni economiche anche molto più favorevoli rispetto per esempio a quanto si può reperire sui siti internet delle varie compagnie (le differenze in alcuni casi sono clamorose).
    Perchè il problema è proprio questo: l’intermediario si limita a parlare di costi (salvo lodevoli eccezioni) ed all’assicurato è il costo ciò che più interessa. Dal suo punto di vista, infatti, lo scenario è ribaltato: oggi pago, forse domani qualcosa ottengo.

    Francesco Scroffa

    • Sono d’accordo. Penso che l’argomentazione “costo” faccia comodo a tutti e due: all’assicurato per risparmiare denaro, e all’intermediario per risparmiare tempo nella vendita.
      Il tutto nella “ragionevole speranza” che vengano pagati i sinistri.

  2. Stefania Cappellari permalink

    Credo che la componente “fiducia” nei rapporti commerciali stia diminuendo per lasciare il campo ad altre priorità come ad esempio quella economica; ma nel caso dell’assicurazione non sempre equivale ad una adeguata convenienza se non si aquisiscono una serie di nozioni che devono combaciare con le necessità aziendali.
    Perciò una strada corretta anche in questo caso è la formazione/informazione attraverso gli strumenti più adeguati.
    Saluti.
    stefania

  3. Si, certo. Proprio perché la questione economica può risultare addirittura pericolosa. Risparmiare va bene ma a patto di non ridurre l’esaustivita’ della copertura. Mi piacerebbe calcolare quanto e’ costato agli abitanti dell’Aquila risparmiare sulla garanzia terremoto.

  4. bruno permalink

    secondo me il problema sta a monte. Va bene che gli intermediari sono frettolosi, che sono strozzati dai budget, ma vivaddio c’è oggi, un problema di adeguatezza che dovrebbe servire ad evitare le polizze-porcata e che dovrebbe servire a tutelare il cliente. Mi dirai che alle favole non crede più nessuno….
    Però la tutela del cliente dovrebbe pasare attraverso due azioni distinte:
    1- la corresponsabilità per la mancata adeguatezza della polizza con la COMPAGNIA . In fondo non è la Compagnia che redige il testo dell’intervista al cliente dalla quale dovrà desumersi la copertura assicurativa adeguata?
    2- (ormai la mia fissa la conosci…) la polizza ALL RISK. Io ho un sogno…. assistere alla scomparsa delle polizze “normali” e assistere alla OBBLIGATORIETA’ della all Risk….

    Sì, lo so il discorso è lungo. Ne parleremo ancora.

    ciao

    bruno

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